Estetica dell’ alberello

Frequentare una degustazione dei vini di Gianfranco Fino (http://www.gianfrancofino.it/) è una esperienza che consiglio.

es gianfranco fino giornalevinocibo

(Logo preso da http://giornalevinocibo.files.wordpress.com/2012/12/es-gianfranco-fino-giornalevinocibo.jpg?w=225)

Ho potuto apprezzare sia l’ Es, sia lo JO, nelle annate del 2012 e del 2010. Ugualmente l’ anteprima sullo spumante rosè Simona Natale, come pure il passito Es.

Cosa dire dei vini di Gianfranco Fino. Se fosse un blog Enologico, potrei scrivere della degustazione, dei sapori, delle fantastiche emozioni.

Cito da un altro blog. Come sapete io non sono particolarmente titolato per descrivere i vini.

JO annata 2010, Negramaro Salento IGT, da uve negramaro 100%, 14,5%. Il nome gli proviene dal mare Jonio, che lambisce le coste tarantine, ma che è anche l’antico nome del negramaro. Macerazione in inox, 9 mesi in barrique e 6 mesi in bottiglia prima della commercializzazione. Rosso rubino brillante e profondo, mediamente impenetrabile. Al naso un ventaglio di sensazioni che vanno dal fruttato al floreale con ciliegie, fragoline, rosa e aromi speziati di tabacco, cacao e tostatura. In bocca è corposo, morbido, fresco e ben sostenuto da un tannino dolce e levigato. Bello l’equilibrio e la persistenza gustativa. Un vino bello ed elegante da abbinare con cura a piatti importanti della tradizione locale e non. Gianfranco impegna la massima attenzione nella vendemmia, che viene effettuata manualmente con sosta delle uve in camion refrigerati per rinfrescarle prima di procedere alla selezione dei migliori grappoli da inviare alla vinifcazione.

Posso solo dire che non è vero che i vini di Gianfranco Fino si amano o si odiano, come sostiene Simona, la moglie di Gianfranco. Sanno che una architettura ben progettata ed ottimamente realizzata, non si può che apprezzare a prescindere dai gusti personali. Forse potrei anche dire che il vitigno forse si definisce Negroamaro.

Sono abituato e gradisco i vini forti, da cacciagione, che colpiscono. Tabacco, pietra focaia, forza e vigore. I vini di Gianfranco invece sono più sottili. La prevalenza del fruttato, della ciliegia va interpretata, capita, apprezzata.

Forse abbinerei un Es ad un piatto particolarmente forte, per stemperarlo. Chissà.

Ma questo è un blog enoillogico.

Quindi non posso parlarvi troppo di vino. Francamente mi interessa poco delle componenti quantitative che portano l’ ES al top dei vini italiani.

In Xtrawine esistono migliaia di bottiglie. Facile passare da vino-cultura a vino-prodotto. Anzi, cercando le caratteristiche dell’ ES su internet, non si può che avere la lista soprattutto del vino-prodotto. Prezzo, quello store o quell’ altro store. Questo o quel prezzo. Questo o quel premio.

Ma dietro ogni vino esiste una storia, mille storie. Mille caratteristiche, mille racconti, mille invenzioni, mille elementi. La ricerca ci porta verso confini che sono molto più importanti rispetto a quanto l’ apparenza possa evidenziare.

Vorrei parlarvi dell’ estetica dell’ alberello. L’estetica è un settore della filosofia che si occupa della conoscenza del bello naturale, artistico e scientifico, ovvero del giudizio, morale e spirituale (http://it.wikipedia.org/wiki/Estetica).

L’alberello è una delle forme di allevamento della vite tradizionalmente impostata nei piccoli vigneti in condizioni di limitata disponibilità idrica o nutrizionale o di clima sfavorevole (http://it.wikipedia.org/wiki/Alberello).

Immagine presa dal sito (http://www.lucianopignataro.it/a/un-viaggio-di-ritorno-tra-il-primitivo-di-manduria-e-quello-di-gioia-del-colle/48353/)

Confrontiamo con una immagine di un tradizionale impianto.

Credo che l’ estetica dell’ ES sia da ricercare nella lotta senza vinti e vincitori che differenzia il vino-prodotto dal vino-cultura vino-esperienza.

L’ alberello diventa quindi non solo strumento di produzione antico e resistente alle problematiche climatiche. Ma è un vero e proprio mezzo estetico di affermazione della ricerca di differenziazione di prodotto.

E’ difficile capire perché l’ alberello evoca naturalità ed equilibrio delle forme. Volendo appare sgraziato. Rappresenta anche un baluardo della differenziazione genetica che purtroppo si sta perdendo a vantaggio di tutto quello che è più facile. Facile nell’ impianto, nella produzione, nel mantenimento, facile nelle rese.

L’ estetica dell’ alberello, non può però essere riportato ad una mera naturalità. Ricordiamo che il Salento e Taranto in particolare è uno dei più antichi territori antropizzati dell’ intero mondo. Magna Grecia. Molta della nostra cultura parte da quei luoghi. Filosofia, matematica, ma anche rapporto con la natura e con il cibo.

File:Metapontum 2013.JPG

Mi piace pensare che l’ alberello abbia origine molto antiche. E che la forma naturale non sia altro che un rilancio in una ottica di armonia (con effetto dissonante) rispetto alle forme architettoniche classiche.

Il territorio pugliese è un territorio altamente antropizzato, ma richiama quella naturalità che ci trasmette rispetto delle forme ed equilibrio delle stesse.

Il tentativo riuscito dell’ ES non è solo di aspetti olfattivi e degustativi. Ma rimanda ad un significato più profondo che ha a che fare con la storia e quindi degno di nota.

Quando cercheremo su Internet, dovremo fare più attenzione a che la dimensione vino-prodotto non cancelli la dimensione vino-cultura. Dimensione senza la quale si cade nella pura omologazione e quindi al passaggio da uomo a uomo-consumatore.

Tutto questo è un monito anche per noi ed uno stimolo alla differenziazione e valorizzazione, sia essa territoriale, genetica, culturale, storica.

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