Integrazione culturale

Ho capito l’ integrazione culturale a Genova.

Amo Genova. Forse perché non ci abito più.

Ho capito però l’ integrazione culturale vicino al porto di Genova. Ci vado periodicamente e mi piace di Genova tutto quello che non sopportavo da bambino. Si cambia nel tempo, ma bisogna avere rispetto di ogni istante e di ogni sensibilità.

Un giorno stavo camminando vicino al porto di Genova ed ho iniziato a riflettere sull’ identità culturale e sull’ integrazione.

Questo argomento è un punto centrale per la cultura del bere e del vino. Quale è il rapporto fra integrazione e preservazione ?

Camminavo e riflettevo che Genova ha una spiccata identità. Sia culturale, sia enogastronomica, sia territoriale.

Eppure Genova è stata la prima fra le città a subire immigrazione non controllata. Una volta si diceva Porto di Mare. Ora si evidenzia il problema e la dimensione della integrazione, prima sociale e poi culturale.

Niente è immobile. Niente è controllabile. Nulla è come era.

Il rapporto fra integrazione ed identità è nella capacità dell’ identità di evolvere senza perdere se stessa. Adesso si direbbe, con una frase molto marketing, innovazione nella tradizione.

In realtà, l’ identità è un flusso. Non è un qualcosa di statico. Pensiamo al caffè. Prodotto che poco ha a che fare con l’ Italia e che in Italia trova la sue espressione gastronomica più alta.

L’ identità ha un rapporto dinamico con la tradizione e non corrisponde a questa, ma ne è espressione.

L’ identità ha un rapporto con la cultura di un popolo e ne costituisce l’ espressione più bella e più ricca.

In un porto di mare ho capito che l’ identità è molto più alta della tradizione e non ha paura di integrare e mutarsi. E’ proprio la capacità di mutare che costituisce il valore più alto e cifra della identità.

Quando cammino per Genova, avverto una identità forte. Fra ispanici, tunisini, nigeriani.

L’ identità ha solo paura del degrado. Sociale, morale. Della povertà culturale.

In questo senso l’ Italia, la sua cultura e le radici enogastronomiche ben radicate, devono solo temere il degrado culturale che viene dall’ alto, che incrina l’ identità e la fa diventare cultura di massa, marketing, degrado sociale, povertà culturale.

Dobbiamo temere per la nostra identità molto di più lo scandalo Montepaschi, rispetto al kebab.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...