Sociologia del Vinitaly.

Riprendendo dall’ “Elogio dell’ invecchiamento” di Andrea Scanzi.

L’ umanità del Vinitaly (ed io dico forse del vino) si divide in:

Sputatori. Chi degusta, nelle fiere, non deglutisce il vino. Lo sputa…

Teatrali. Sono i sommelier, veri o presunti, giornalisti e no, che degustano non per degustare ma per farsi vedere mentre degustano…

Viniveristi. Vanno al Vinitaly con l’ aria del savonaroliano che monda il mondo. Degustano con aria prima guardinga e poi schifata tutto ciò che reputano, dall’alto della loro fermissima opera evangelica, vino industriale e americanizzato…

Selvaggi. Quelli che si imbucano alle fiere perché si beve gratis, confondendo il Vinitaly con la sagra del Chianti a Greve…

Quellicheodianolais. Gli autodidatti per i quali quelli dell’ Ais, o di altre entità parallele e derivate, sono subumani che se la tirano e recitano il rosario scolastico della Buona Degustazione senza capire il vino. Odiano il sommelier, ancor più se ha fatto carriera, con una ferocia che ho visto solo nei pitbull addestrati per uccidere.

Quellichesannotuttoloro. Stirpe composita, trasversale, numerosa. Neodiplomati sommelier, novizi folgorati sulla via del Merlot, teledipendenti di “Gusto”, lettori avidi del Gambero Rosso…

Cinquegrappolisti. Hanno letto le guide dei vini senza aver mai visto una puntata di “Report”. Hanno eroicamente rinunciato al libero arbitrio…

I pin-up del vino. Venditori e affabulatori messi li per recitare a memoria quello che i produttori gli hanno detto di dire. Ti diranno che l’ Erbaluce è erbaceo, che un Barolo è speziato…

Gravneriani. Quelli che, come Gravner, fanno il bianco con il mosto a lungo, anzi lunghissimo, contatto con le fecce… Sono il re dell’ eccentrico…

Concentratori. Quelli per i quali il vino o sembra inchiostro o è buono al massimo come colluttorio.

Acetati. Quelli per i quali il vino deve avere un’acidità spiccatissima, cioè deve far molto salivare.

Famolostranisti. Quelli che, alle degustazioni, comparate, eleggono a miglior vino quello che ha il profumo più strano, chiara dimostrazione di attitudine contadina e proletaria.

No-barriquisti. Quelli che, se un vino ha fatto barrique, che se lo bevano gli altri.

Sassicaisti. Quelli che, se un vino non sta almeno duecento euro, l’è roba da comunisti.

Autoctonisti. Quelli per i quali più un vino è di nicchia, più è buono. Non è che lo pensino sul serio: si impongono di pensarlo. Nessuno, sotto giuramento, baratterebbe un bordolese con una vitovska.

Appassionati. Quelli che imparano.

Giornalosti. Quelli Imparati.

Scanzi dipinge molto bene il mondo del vino. Pennellate rapidi ma efficaci. Vedendo da dentro, con il distacco del nuovo arrivato, mi ritrovo in alcuni personaggi.

Mi piace spaziare in libertà ed essere ognuno di quelli. In particolare credo di essere un po’ Famolostranista (e questo evidenzia la mia anima di sinistra), ma il vino che mi ha trasmesso una versa emozione è il Sassicaia e quindi forse sono anche un po’ Sassicaista (il che evidenzia la mia anima di destra). Mi stupisce, ma non più di tanto, di appartenere a due categorie antitetiche.

In realtà tutto questo evidenzia che la libertà ed il dubbio, sono il fondo per trovare la verità. Anche nel vino. Perché sopra tutto sta la conoscenza e non la convinzione.

Ἐν οἴνῳ ἀλήθεια

 

 

 

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