Il mio primo Sassicaia. Quasi.

Sassicaia 2003

Il percorso di avvicinamento al Sassicaia è stato un po’ travagliato. E’ un po’ di anni che volevo provarlo. La pigrizia mi ha fatto passare un anno. Il secondo anno, ben convinto, ordino il mio primo Sassicaia. Tenete conto che in un anno in Xtrawine i corriere perdono non più di 3-4 consegne (purtroppo succede…) su migliaia. Naturalmente non poteva che essere la mia la consegna ad essere persa. Stoicamente e per dedizione al servizio per i clienti, ho statisticamente preservato un cliente ed il pacco perso è stato il mio.

A fine 2013, per l’ occasione delle feste, ho preso il mio primo (quasi) Sassicaia.

Annata 2010. Da ignorante non vi so dire come si colloca rispetto ad altre annate.

L’ ho aperto. Era tanto che aspettavo. Non proprio emozionato, ma almeno attento al momento simbolico.

I primi minuti sono un disastro. O meglio. Una catastrofe. Prevedibile. Scontata.

I minuti del “Sassicaia lo versiamo direttamente nel rubinetto”.

Il peggiore dei sangiovesi (notate come sto calcando) attorno ai 10 euro, non potrebbe fare peggio. Acido. Sgraziato. Insignificante. L’ego proletario si scatena in giudizi sistemici sul mondo del vino. Su quanto il prezzo assurdo ed i miti nel vino siano costruiti dal nulla.

Poi ti viene in mente che una carta da 100 euro se ne è andata solo per rafforzare il tuo ego proletario ed inizia la fase del nervosismo enologico, della sola vitivinicola. Ti chiedi proprio come può succedere che il mondo creda alle favole, a Cenerentola.

Da qui in poi possono analiticamente succedere due cose.

1) Dopo 10 minuti hai già finito la bottiglia e quindi, oggettivamente, ti sei meritato di spendere 100-130 euro per una esperienza degustativa che potevi fare con meno di 8 euro. Bocciato.

2) Hai pazienza. Perché, in fondo, in un angolo del tuo cuore, sai perfettamente che il mondo è più buono e giusto di quello che lo dipingono i pessimisti.

Aprirsi al mondo. L’ ossidazione.

Sia giusto o non sia giusto, nel tuo animo speri che accada tutto questo. Il vino. L’ aria. L’ ossidazione. Il tempo inizia ad avere i suoi effetti. Il vino inizia a sprigionare i suoi sentori migliori. L’ aria inizia a lavorare. Quel vino acido qualche istante prima, inizia a prendere tutta la sua forza. Tutta la sua personalità. Tutta la sua identità.

Parlare per frasi fatte è sempre brutto. Sembra di parlare per stereotipi. Banale. Luoghi comuni.

Ma cosa vuol dire avere forza ? I profumi iniziano a prendere il sopravvento. Il gusto diventa prorompente. Equilibrato.

La chiamano persistenza. E’ il fenomeno della riverberazione nell’ enologia. La capacità di dare una sensazione anche dopo che il sorso è terminato. Cuoio. Tabacco. Catrame dell’ Autosole (con sottile ironia). Ci potete trovare quello che volete dentro questo vino. Ma tutto è equilibrato, assolutamente ampio al gusto e diversificato.

Inizia a girarti un mondo intorno, ma non è l’ alcol. E’ il puro gusto e la forza che ballano con i tuoi sensi.

Non ho mai fumato un sigaro. Ma è come fumarsi un sigaro toscano intero. Legna che schioppetta. Profumo di camino. Legna di montagna. Abete.

E tutto distribuito fra il palato e l’ olfatto. Con questa capacità di mettere in relazione i profumi con il gusto con uguale potenza. Il profumo che cerca di avanzare dall’ interno e dall’ esterno.

Il tartufo dei vini. Il vino dei tartufi.

Ti riconcili con il mondo del vino ed inizi a pensare che effettivamente dietro alla fama c’ è sempre un lavoro meritato. Sarà l’ alcol, sarà il gusto,

Il Sassicaia inizia a prenderti. Come direbbe Scanzi, da proletario ti ritrovi a Sassicaista e ti vergogni perché non sai cosa sia peggio e cosa sia meglio.

L’ emozione e la meditazione.

Il genio è la capacità di conciliare la forza con l’ eleganza. Il migliore pianista è colui che ha le dita più forti, ma è capace di dominare la potenza con la sensibilità del tocco. Il miglior pilota è colui che domina il volante violentemente e fa una curva sempre nello stesso esatto, minuto, impossibile centimetro della curva.

La forza diventa emozione. Esplode il vino da meditazione. Mezz’ ora ? Un’ ora ? Non vi so dire.

Ma sorseggiare diventa un’ esperienza meditativa. Forza. Ma eleganza. Come i migliori vini passiti. Il tempo si dilata e non credo sia l’ alcol.

I profumi ti prendono con grazia. Il gusto ti trasmette personalità. Inizia la fase meditativa.

Da una esperienza drammatica, si passa ad un grande vino. E si finisce con una emozione. Che forse mai più tornerà.

Elogio del Sassicaia. Fino a prova contraria. Ci sono studi che dicono che il consumatore è influenzato dal costo della bottiglia ed è portato a variare le percezioni ed i giudizi, in rapporto al costo. Le bottiglie più costose devono anche essere le migliori. Esperimenti in doppio cieco (come nei farmaci) confermano questa cosa e devono essere tenuti debitamente in considerazione. A riguardo cito questo articolo che smonta molto la poetica digressione precedente.  :). Ed è bello ragionare per contrasti (http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/06/28/neurogastronomia-il-vino-costoso-e-piu-buono/)

Non bisogna prendere nulla sul serio. Ma neanche nulla non seriamente.

 

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