Archivio mensile:luglio 2014

Azienda Agricola Nugareto.

Scrivendo questo articolo sono un po’ rammaricato perché non ho trovato una foto che possa rendere giustizia al territorio di Nugareto. Soprattutto al tramonto, la vista di San Luca è assolutamente una poesia. Ancora di più se si pensa al territorio urbanizzato che si vede dal lato bolognese della basilica.

Trovate delle bellissime foto nel sito http://www.nugareto.it , ma consiglio veramente una visita per apprezzare l’equilibrio delle forme ed un territorio ancora intatto.

Potrei citare i vini dell’ azienda Nugareto. Il pignoletto nelle sue varie forme (http://www.xtrawine.com/vino/Nugareto-Pignoletto-Superiore-Cantastorie-2013/5068). Degustazioni, sentori, caratteristiche del vino.

Ma vi parlo di farfalle.

L’ azienda agricola Nugareto ha scelto di produrre il vino con criteri biologici. Questo alza i costi e abbassa le rese.

A volte si è portati a pensare al vino biologico come ad un modo per tutelare la propria salute. Biologico è chic. Biologico è sano. Biologico è di moda.

In realtà, semplicemente, a Nugareto si trovano farfalle rare. Molte farfalle. Con una ricca biodiversità.

Quando beviamo il vino, lo produciamo, lo pensiamo, dovremmo pensare anche alle farfalle.

Champagne. Il massimo ed il minimo.

Agli inizi di Luglio, ho partecipato ad una degustazione di champagne.

Qui troverete foto e descrizioni dei vini. (http://vitedivino.com/2014/07/05/champagne-delite-onav-bologna-02072014/).

Direi che in quanto caratteristiche, abbiamo bevuto fra i migliori Champagne disponibili.

Troverete in circolazione ogni giudizio, sentore degli champagne provati.

Ma nella serata si è parlato anche di Regione Champagne. Di territorio. Di rese. Di Business. Di libri sull’ altro champagne.

Lo champagne è uno dei fenomeni marketing e di industria più impressionanti. Quando il prodotto si trasforma in marketing, in industria, perde le sue caratteristiche e rischia di trasformarsi solo in denaro.

A riguardo, esiste un libro (ne esistono anche altri sull’ argomento) di Massimo Zanichelli. http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3784

Questioni che riguardano primariamente il pericolo di depauperamento cui va incontro questo celebre territorio vinicolo, passando da bene individuale a brand collettivo, da realtà agricola a merce di consumo retta da logiche industriali in nome di un business che prescinde dall’identità e dalla vocazione di un terroir. Cioè la fine della Champagne come dimensione umana.

all’ “agricoltura negata” delle sostanze chimiche (diserbanti, concimi di sintesi, ecc.) e dell’inquinamento dei vigneti, con conseguenze collaterali non secondarie sulla qualità dei vini  stessi (ad esempio le variazioni di densità dei mosti che a loro volta incidono sull’efficacia del perlage)

Ugualmente nella serata si sono evidenziate pratiche assolutamente aberranti che trovate descritte anche nel seguente blog su Internet (https://primobicchiere.wordpress.com/2012/04/18/champagne-il-prezzo-e-sempre-troppo-alto/)

Senza dimenticare che fino al 1999 era diffuso lo spargimento (come pseudoconcime) di rifiuti solidi urbani, quindi materie plastiche, metalli pesanti e sostanze non biodegradabili …

Dobbiamo ricordare (anche noi di www.xtrawine.com) che quando un vino perde la sua anima, rimane solo il vuoto e prima o poi, ne rimarrà solo il nulla (anche sul fronte squisitamente economico).

 

Vino è donna.

E’ iniziata una preziosa collaborazione fra PianoC e Xtrawine.

http://www.pianoc.it/blog/donne-vino/

Donne e Vino 3

Di tutto volevo riprendere questo quadro. Woman Drinking Wine, Gerard ter Borch (1617 – 1681).

Complimenti alle ragazze di PianoC che hanno trovato una immagine che rappresentasse il nostro programma dei prossimi mesi.

Si potrebbero dire molte cose su questo quadro.

Una su tutte. Il vino è uno di quei valori-prodotti, che attraversano il tempo.

Il gesto della donna nel quadro è contemporaneamente delicato ma esprime modernità. Una degustazione per il gusto, come in una enoteca contemporanea.

http://it.wikipedia.org/wiki/Gerard_ter_Borch

 

Un altro etilista. Storie sulla spiaggia.

 

Le riviste da spiaggia sono condensati di notizie scontate. Buone per il sole, il caldo e per passare ore rilassate.

Voglio riprendere uno spunto. La prima ragione per farlo è quella di raccontare una storia che dovrebbe ricordarci il potente e contrastante rapporto fra essere ed apparire. La seconda ragione è quella che l’ alcol (e quindi anche il vino) è un piacevole modo per allietarsi, e come ogni cosa della vita, il legame fra uso buono ed uso improprio è una linea di confine e di equilibrio che tutti noi possiamo sorpassare, calpestare, infrangendo noi stessi.

http://en.wikipedia.org/wiki/Herman_Melville

Moby Dick è il romanzo che molti di noi hanno letto ed apprezzato. Credo che sia uno dei romanzi che più ricordo, ma questo è veramente un dettaglio.

E’ paradossale che il romanzo più noto di Hermann Melville è stato anche quello che lo ha portato al declino, all’ oblio e lentamente anche alla morte. Scrittore famoso universalmente proprio per Moby Dick, inizia il declino della propria vita, proprio per la scrittura di Moby Dick.

While Melville had his steady customs job, his wife managed to wean him off alcohol. He no longer showed signs of agitation or insanity. But depression recurred after the death of his second son, Stanwix, in San Francisco early in 1886. Melville retired in 1886, after several of his wife’s relatives died and left the couple legacies which Mrs. Melville administered with skill and good fortune.

E pure, il romanzo ora più noto e l’ unico forse per cui Melville è conosciuto, è stato quello che ha portato le sfortune maggiori allo scrittore.

Melville was not financially successful as a writer, having earned just over $10,000 for his writing during his lifetime. After his success with travelogues based on voyages to the South Seas and stories based on misadventures in the merchant marine and navy, Melville’s popularity declined dramatically. By 1876, all of his books were out of print. In the later years of his life and during the years after his death, he was recognized, if at all, as a minor figure in American literature.

Ed ancora una critica su un romanzo scritto negli stessi anni del Moby Dick:

A critical friend, who read Melville’s last book, Ambiguities, between two steamboat accidents, told us that it appeared to be composed of the ravings and reveries of a madman. We were somewhat startled at the remark, but still more at learning, a few days after, that Melville was really supposed to be deranged, and that his friends were taking measures to place him under treatment. We hope one of the earliest precautions will be to keep him stringently secluded from pen and ink.

Viceversa, ai nostri tempi:

Come in Tristram Shandy di Laurence Sterne, il romanzo di Melville è enciclopedico e allo stesso tempo fortemente digressivo: la lettura deve essere accompagnata dall’interpretazione, in quanto l’autore utilizza un gran numero di citazioni di storie epiche, shakespeariane, bibliche. Per questo motivo e per le numerose digressioni, Moby Dick può essere considerato un precursore del modernismo, in particolare di James Joyce.

È stato tradotto in italiano per la prima volta dallo scrittore Cesare Pavese nel 1932, che nella prefazione del libro Racconti di mare e di costa di Joseph Conrad definisce il mare descritto da Melville “titanico e biblico”. All’epoca della sua prima pubblicazione, il libro non incontrò un’accoglienza favorevole, ma è oggi unanimemente riconosciuto come uno dei capolavori della narrativa statunitense.

Una importante riflessione di quanto il prodotto (vino, romanzo o qualsiasi opera umana) siano giudicati non in quanto tali, ma per un insieme di fattori culturali, ambientali, storici che ne decretano la fortuna e la sfortuna.

Chissà quanti vini eccezionali giacciono sconosciuti in qualche parte del mondo. E forse, anche quanti vini mediocri ornano le nostre tavole sopravvalutati.

The single most Melvillean characteristic of his prose is its allusivity. Stanley T. Williams said “In Melville’s manipulation of his reading was a transforming power comparable to Shakespeare’s.”

 

Gregory Peck– <em>Moby Dick</em>