Champagne. Il massimo ed il minimo.

Agli inizi di Luglio, ho partecipato ad una degustazione di champagne.

Qui troverete foto e descrizioni dei vini. (http://vitedivino.com/2014/07/05/champagne-delite-onav-bologna-02072014/).

Direi che in quanto caratteristiche, abbiamo bevuto fra i migliori Champagne disponibili.

Troverete in circolazione ogni giudizio, sentore degli champagne provati.

Ma nella serata si è parlato anche di Regione Champagne. Di territorio. Di rese. Di Business. Di libri sull’ altro champagne.

Lo champagne è uno dei fenomeni marketing e di industria più impressionanti. Quando il prodotto si trasforma in marketing, in industria, perde le sue caratteristiche e rischia di trasformarsi solo in denaro.

A riguardo, esiste un libro (ne esistono anche altri sull’ argomento) di Massimo Zanichelli. http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3784

Questioni che riguardano primariamente il pericolo di depauperamento cui va incontro questo celebre territorio vinicolo, passando da bene individuale a brand collettivo, da realtà agricola a merce di consumo retta da logiche industriali in nome di un business che prescinde dall’identità e dalla vocazione di un terroir. Cioè la fine della Champagne come dimensione umana.

all’ “agricoltura negata” delle sostanze chimiche (diserbanti, concimi di sintesi, ecc.) e dell’inquinamento dei vigneti, con conseguenze collaterali non secondarie sulla qualità dei vini  stessi (ad esempio le variazioni di densità dei mosti che a loro volta incidono sull’efficacia del perlage)

Ugualmente nella serata si sono evidenziate pratiche assolutamente aberranti che trovate descritte anche nel seguente blog su Internet (https://primobicchiere.wordpress.com/2012/04/18/champagne-il-prezzo-e-sempre-troppo-alto/)

Senza dimenticare che fino al 1999 era diffuso lo spargimento (come pseudoconcime) di rifiuti solidi urbani, quindi materie plastiche, metalli pesanti e sostanze non biodegradabili …

Dobbiamo ricordare (anche noi di www.xtrawine.com) che quando un vino perde la sua anima, rimane solo il vuoto e prima o poi, ne rimarrà solo il nulla (anche sul fronte squisitamente economico).

 

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