Abbasso l’Italia. Viva l’ Italia. Dalla lingua di Dante al vino.

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello

Essere Italiano pone alcuni problemi di relazione con il mondo. Ci muoviamo come nel muro di Montale fra il baratro della confusione e la sottile sicurezza di essere la patria di Leonardo, Dante, Leonardo PIsano.

Un meriggiare pallido e assorto fra le più alte vette culturali e il più spinto triviale uso delle cartacce, del clacson al semaforo e del posteggio in doppia fila.

Perché sotto sotto è questa esasperata, dozzinale, grande, incomparabile schizofrenia culturale che ci caratterizza.

Si è portati a pensare che ultimamente il degrado sia aumentato. Temo che invece tutto questo sia cifra della nostra identità. E Dante è il faro forse, non solo della nostra lingua, ma anche della nostra identità.

E perché meno ammiri la parola,
guarda il calor del sole che si fa vino,
giunto a l’omor che de la vite cola.

Dante però tira un ennesimo filo. Un filo inaspettato nel mondo del vino.

Vorrei parlarvi della Masi Agricola (Info Masi Agricola  Serego Alighieri).

Masi Agricola è una di quelle perle che caratterizza la nostra penisola. Uno di quelle sottili trame del vino e della nostra cultura.

Per citare il loro sito:

Le nobili Possessioni Serego Alighieri appartengono ai discendenti diretti del poeta Dante, e rappresentano la tenuta che in Valpolicella può vantare la più lunga storia e tradizione. La proprietà fu acquisita nel lontano 1353 da Pietro Alighieri, figlio di Dante, che aveva seguito il padre durante l’esilio a Verona e qui si era fermato anche dopo la morte del poeta. Da allora la produzione vinicola è una tradizione che si perpetua e che ancora continua. Casa e terreni, dopo venti generazioni, sono proprietà del Conte Pieralvise di Serego Alighieri

Si potrebbe molto parlare a riguardo del rapporto fra Masi ed i discendenti di Alighieri. Fra l’azienda industriale ed il territorio dei discendenti Alighieri. Su cosa vuol dire per un gruppo avere a che fare con la Storia e per la Storia relazionarsi con l’impresa.

Prendiamo però il collegamento per quello che è. Come un piccolo cameo che ci rende contenti della eredità culturale della quale possiamo fare vanto.

Mentre bevo mezzo litro,
de Frascati abboccatello,
guardo er muro der tinello
co’ le macchie de salnitro.
Guardo e penso quant’è buffa
certe vorte la natura
che combina una figura
cor salnitro e co’ la muffa.
Scopro infatti in una macchia
una specie d’animale:
pare un’aquila reale
co’ la coda de cornacchia.
Là c’è un orso, qui c’è un gallo,
lupi, pecore, montoni,
e su un mucchio de cannoni
passa un diavolo a cavallo!
Ma ner fonno s’intravede
una donna ne la posa
de chi aspetta quarche cosa
da l’Amore e da la Fede…
Bevo er vino e guardo er muro
con un bon presentimento:
sarò sbronzo, ma me sento
più tranquillo e più sicuro.

E penso con agitazione se siamo più Trilussa o Leonardo e poi alla fine penso che siamo entrambi e guardo il muro e con un buon presentimento, sarà perché sono sbronzo, ma mi sento più tranquillo e più sicuro.

 

 

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